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Zampa su tela: i cani nell’arte

Un cane per amico

  1. Argomento Cane
  2. Proprio come nella vita di tutti i giorni il cane accompagna fedelmente il proprio padrone, così anche nei più grandi capolavori dell’arte il cane è rappresentato come un amico, un protettore, un compagno di giochi per bambini, giovani donne, re e principi.

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Il cane: che gioia, che pace, che senso di sicurezza regala a chi gli vuol bene! A volte si accomoda ai vostri piedi, fissandovi con occhi tanto affettuosi e umani da intenerirvi come se aveste a che fare con un bambino, e per giunta non fa i capricci.

 

Un amico fidato

 

Resta impossibile, allora, credere che il cane non possegga un’anima. Nel corso dei secoli sono stati tanti gli scrittori e i filosofi di tutto il mondo che lo hanno narrato, tanti i pittori che lo hanno raffigurato. Ed è difficile non condividere l’idea che il vostro cane non vi tradirà mai.

 

Riposarsi accanto a lui in uno splendido pomeriggio di primavera, seduti su un prato, è come esser tornati in paradiso, ha scritto Milan Kundera. E non c’è frase più pertinente di quella dello scrittore francese di origine ceca a spiegare gli innumerevoli dipinti che raffigurano un bel cagnone, oppure un cuccioletto tenero e morbido.

 

Mille rappresentazioni diverse

 

Tranquilli, accucciati ai piedi di una donna immersa nella lettura, li vediamo nei quadri rococò di pittori come François Boucher, o nelle tele di macchiaioli come Odoardo Borrani, o in quelle degli impressionisti come Manet e Renoir.

 

Si perde infatti in tempi remoti la splendida storia dell’amicizia tra uomo e cane, un legame antico, esistito da sempre. Sfogliate un libro d’arte e sarà difficile non trovare almeno un dipinto che mostri, in mille modi differenti, questo splendido rapporto.

 

Seneca diceva che l’affetto per un cane dona all’uomo grande forza. Come non dargli ragione, ammirando a Rimini nel tempio Malatestiano un coraggioso dignitario come Sigismondo Pandolfo Malatesta, ritratto da Piero della Francesca, inginocchiato in preghiera vicino ai suoi due splendidi levrieri, col pelo di colore diverso.

 

Nell’arte come nella vita

 

C’è perfino chi ha scritto che i cani sono il nostro tramite col paradiso: perché non sanno cosa sia la cattiveria, non conoscono l’invidia né il malcontento. Chi ammira il loro sguardo languido, o l’intelligente richiesta di un’attenzione o di una carezza, chi lo scatto poderoso, chi la linea elegante, chi l’atteggiamento buffo di un gioco, si ritroverà forse a ricordare un’immagine della propria vita, un ricordo dell’infanzia, un dipinto particolarmente gradito.

 

Tutte le dicerie sui cani, bastardi o di razza, cacciatori o da compagnia, sembrano trovare nella storia dell’arte universale un perfetto corrispettivo.

 

A partire dal Rinascimento si è sempre scritto (e pensato, e riprodotto) che non esiste gentiluomo che non ami il proprio cane. Da Tiziano a Veronese, da Van Dyck a Velázquez fino a Goya, quanti re, condottieri, cavalieri, sono stati raffigurati accanto al proprio amato cane! Perché il cane è come un santo: sa per istinto quando deve starsene accucciato senza disturbare, ed è in grado di stare immobile per ore, quando il suo re ha bisogno di lavorare.

 

Un divertente compagno di giochi

 

Tuttavia il cane non è stato solo ritratto come compagno fedele di dignitari in veste da caccia. Decine di artisti, dall’olandese Rembrandt al francese Fragonard, dal postimpressionista Gauguin al re delle feste parigine Toulouse-Lautrec, dal geniale e rivoluzionario Manet al capostipite della pop art Andy Warhol, i pittori di tutto il mondo e di tutti i tempi si sono divertiti a raffigurare il cane nei suoi atteggiamenti più teneri, come il più divertente e innocente compagno di giochi e di avventure. Levrieri, bassotti, bulldog, carlini, barboncini, maltesi e molti altri.

 

Cani e gatti

 

E poi, che dire di cani e gatti? Non sono solo i cartoni animati e le vignette a ricordarci dell’eterna lotta fra queste due specie. Perfino negli affreschi e nelle miniature medievali, vediamo cani e gatti darsi la caccia. Abbaiare e digrignare i denti, rizzare il pelo, contendersi un osso o un piatto di avanzi, in una lotta che si dice veda sempre vincitore il felino: perché più furbo, meno indulgente, meno fedele. Ma chissà…

















Buono a sapersi

“Uno crede di portare fuori il cane a fare pipì mezzogiorno e sera. Grave errore: sono i cani che ci invitano due volte al giorno alla meditazione”.
(Daniel Pennac)

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