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Un classico campano: il gattò di patate Piatti unici

Dalla tradizione napoletana ecco uno sformato di patate così saporito da lasciare a bocca aperta e a stomaco pieno! Una ricetta piuttosto semplice che nella combinazione di patate, prosciutto e formaggi trova un equilibrio di sapori unico. Calorico ma delicato, è particolarmente indicato come piatto unico o come piatto forte per un’apericena.

  1. Difficoltà: Facile
  2. Tempo di preparazione: 70 min
  3. Ingredienti per: 8 persone
  4. Costo: Basso
  5. Tipologia: Ricette gustose
  6. 7 Valutazioni
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Ingredienti

  • 1,20 kg di patate
  • 100 g di burro
  • 3 uova
  • 120 g di parmigiano grattugiato
  • 75 g di prosciutto crudo (in una fetta spessa)
  • 75 g di provola (non affumicata)
  • 120 g di mozzarella fiordilatte
  • g di noce moscata
  • 1 ciuffo di di prezzemolo
  • sale
  • latte (facoltativo)
  • Per la teglia
  • olio o burro
  • pangrattato
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Iniziamo a cucinare

Lessare le patate e, ancora calde, passarle allo schiacciapatate in una ciotola capiente. Unire il burro a pezzetti e mescolare perché si amalgami bene.

 

Aggiungervi le uova intere e il Parmigiano grattato e mescolare. Quindi unire il prosciutto tagliato a dadini, la provola anch’essa tagliata a dadini, un ciuffo di prezzemolo tritato fine, sale, pepe e una grattata di noce moscata.

 

Mescolare il tutto e, se il composto è troppo consistente, aggiungere qualche cucchiaio di latte per renderlo più morbido.

 

Imburrare o oliare una teglia, rivestirla di pangrattato e versarvi metà del composto. Stendervi sopra la mozzarella fatta a fettine e poi coprire con il resto del composto di patate.

 

Spolverare la superficie con del pangrattato e distribuirvi qualche fiocchetto di burro.

 

Infornare a 200° C per 30 minuti.

 

Far riposare il gattò almeno una mezzoretta prima di servirlo, anche dentro lo stesso forno spento e con lo sportello semiaperto. È ottimo tiepido, ma si serve anche freddo.









Buono a sapersi

“Gattò” e non “gâteau” come molti erroneamente credono. E si pronuncia con la doppia “t” e con l’accento sulla “o” finale. Sì, proprio così. La derivazione dal francese “gâteau” (torta) è indiscutibile, ma i napoletani lo hanno fatto proprio, così come tanti altri termini introdotti nella città durante i tempi della dominazione francese.

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