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La violenza sulle donne: le vittime sono anche i bambini Sicurezza

  1. Argomento Crescita
  2. Oggi è la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne: per questo dedichiamo uno spazio al tema della “violenza assistita”. Protagonisti sono i minori, deboli e indifesi, che osservando scene di maltrattamenti subiscono essi stessi una violenza altrettanto feroce, con conseguenze spesso indelebili nella loro vita.

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Con “violenza assistita” si fa riferimento a tutte quelle forme di violenza domestica dove un minore è costretto ad “assistere”, obbligato ad osservare soprusi fisici e verbali tra persone a lui legate affettivamente, in primo luogo i genitori. Stiamo parlando di un fenomeno troppo spesso taciuto, se non addirittura ignorato, eppure sono moltissimi i casi in cui episodi di aggressioni verbali e fisiche avvengono in presenza dei figli, con ripercussioni su di loro anche molto gravi.

 

I numeri

 

I dati Istat (2009–2014) hanno rivelato che quasi un terzo delle donne del nostro Paese tra i 16 e i 70 anni ha subito almeno una violenza fisica o sessuale. Pochissime di queste si sono rivolte ai centri antiviolenza, e la maggior parte di coloro che lo hanno fatto hanno deciso di non denunciare.

 

Delle donne maltrattate, circa il 20% ha subito violenza fisica, un altro 20% violenza sessuale e un 5% forme di violenza sessuale gravi come lo stupro o il tentato stupro. Inoltre la gran parte dei maltrattamenti avviene da parte di un partner, presente o passato.

 

Quasi il 40% delle donne picchiate dai mariti non parla di ciò che accade in casa. Il 64% delle donne che subisce violenza è giovane e con figli minori.

 

Dalla parte del minore

 

Il bambino spettatore di maltrattamenti (solitamente da parte del padre alla madre) si trova a subire passivamente ciò che accade nell’ambito familiare: assiste impotente alle aggressioni e ai soprusi sessuali che avvengono proprio tra quelle persone che sono i suoi unici punti di riferimento. Persone alle quali è inevitabilmente stretto da legami interfamiliari affettivi imprescindibili, impossibili da scardinare a quell’età.

 

Il minore è quindi troppo debole per poter mettere in pratica strategie di difesa consapevoli verso i genitori.

 

La reazione del bambino spettatore

 

Il bambino può reagire evitando il contatto con il genitore violento sperando così di evitare anche l’innescarsi della violenza. È evidente che in questo caso il bambino ha assunto su di sé la colpa di ciò che accade. Un senso di colpa che deriva a sua volta proprio dall’incapacità di intervenire e dall’impotenza di fronte a scene spiacevoli.

 

Ma capita anche la reazione contraria: il bambino si identifica nel violento, giustificandolo e mostrandolo come il soggetto “buono” della famiglia, arrivando a dipingere il quadro familiare in cui vive come positivo. Un modo di sfuggire dal dramma che può gestire e per sopravvivere a una situazione altrimenti insopportabile.

 

Gli effetti sul minore

 

Assistere ad atti di violenza provoca nei piccoli disturbi nell’apprendimento, nel comportamento e nello sviluppo delle capacità cognitive e relazionali e potranno essere talvolta anche gravi.

 

Inoltre un bambino che cresce in una famiglia dove i rapporti si basano sulla violenza può portare con sé anche in età adulta questo modello di interazione come unico modello relazionale.

 

La parola come arma di difesa

 

Sono ancora troppe le donne che non parlano, o che per paura preferiscono sottostare a un ricatto relazionale sotto il quale rimangono schiacciate anche per l’intera vita. Pochissime sono le donne che denunciano gli atti subiti. La gran parte nega, se non addirittura protegge, il proprio aggressore.

 

Tuttavia in questi ultimi anni si è registrata una leggera crescita del numero di donne che si rivolgono ai centri antiviolenza, indice di una maggiore consapevolezza. Parlare è un passo importante per uscire dalle relazioni violente o addirittura per prevenirle. È un passo importante anche per difendere i minori che vivono in un ambiente non sano che si nutre di aggressività, anziché amore.

 

In conclusione

 

La violenza assistita è troppo spesso poco riconosciuta e ignorata, perché si pensa che la vittima della violenza sia soltanto quella che subisce l’aggressione direttamente. Non è vero: è anche una forma di maltrattamento psicologico “invisibile” verso i bambini e va considerata alla stregua degli abusi sui minori.













Buono a sapersi

Il Dipartimento per le Pari Opportunità ha messo in funzione già da alcuni anni un numero di pubblica utilità, il 1522, attivo 24 ore su 24 e che tramite le sue operatrici fornisce una prima risposta alle vittime di genere e stalking. Il numero 114 invece è dedicato alla segnalazione di abusi sui minori ed è gestito dal Telefono Azzurro.

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