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Graffio su tela: un viaggio tra i gatti dell’arte Amore per i gatti

  1. Il gatto, che passione! Sornione, malizioso, ribelle, dispettoso, sfuggente, egoista, raffinato, perdigiorno, permaloso, cacciatore, beffardo. E ancora: dormiglione, infedele, menefreghista, ladro. Ma anche adorabile seduttore, tenero quando meno te lo aspetti, una palla di morbido pelo.

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Forse il gatto non è il nostro migliore amico come può esserlo un cane, ma le sue linee eleganti, i suoi buffi atteggiamenti, i suoi sguardi languidi, i suoi silenzi e gli improvvisi miagolii toccano il cuore.

 

Una presenza insostituibile

 

«È una fata?» si domandava il poeta francese Baudelaire: «O forse un Dio?». Impossibile dare un’unica definizione. Impossibile ritrarlo in un’unica posa. Anche per questo, in tutte le civiltà e in tutte le epoche gli artisti hanno raffigurato i gatti nelle posizioni più diverse. Loro per primi hanno amato (mai posseduto, è impossibile) un felino che si è accucciato vicino al loro cavalletto, o ha passato ore a poltrire davanti al focolare, ignaro e indifferente al capolavoro che sta dipingendo sulla tela il pittore loro amico (mai padrone).

 

C’è chi dice che Dio abbia creato il gatto per dare a noi il piacere di accarezzare la tigre. E infatti molti artisti lo hanno rappresentato mentre si azzuffa con un cane, o si ribella alle tenerezze di un essere umano: una donna, un bambino. Talvolta lo vediamo leccare una pentola, o rubare una salsiccia, o sbucare fra le gambe di un anziano seduto a tavola. Oppure mentre miagola e minaccia a modo suo un’anatra nella gabbia.

 

I grandi artisti

 

«Che bellezza la rabbia del gatto!» diceva l’artista-poeta della Beat Generation William S. Burroughs: «Il gatto brucia di pura fiamma felina, i peli sfrigolano di faville azzurre, gli occhi sono ardenti». E non a caso Andy Warhol, il famoso protagonista americano della Pop Art, ironico e trasgressivo come il suo gatto Sam, lo ha immortalato decine di volte. Accucciato, imbronciato, col sorriso fra i baffi, e di mille colori: rosa, giallo, verde, rosso, blu, grigio, antracite. Sempre in pose diverse. Perché un gatto, si sa, ha mille e uno atteggiamenti, oltre che sette vite. Il volto sorridente di Marylin Monroe si può replicare identico con mille sfumature cromatiche. Ma il gatto Sam, no, non si replica. Non è mai identico a se stesso.

 

Ci sono poi artisti che si sono ingegnati a mostrarci micioni teneri e imbambolati fra le braccia di sognanti bambine vestite di trine e falpalà. Fra questi alcuni grandi artisti del XIX secolo, i cosiddetti impressionisti, come Renoir e Manet.

 

Ammirando le immagini di cucciolotti morbidi nel grembo di una raffinata signora, resta difficile pensare che da un momento all’altro, proprio quando meno lo vorremmo, il gatto apra gli occhi, si svegli e molto educatamente, con passo felpato, se ne vada chissà dove. Gauguin invece, quando si trasferì in Polinesia, li studiò e raffigurò con molta cura, perché ogni giorno, alle ore dei pasti, un bel gruppo di gatti si autoinvitava alla sua tavola. Erano gatti quasi selvatici, non volevano carezze, ma solo mangiare.

 

Allo stesso modo anche il genio universale di tutti i tempi, Leonardo da Vinci, ha studiato a lungo il gatto cercando d’immortalare le sue innumerevoli e strampalate pose. Lui stesso dichiarava che il più piccolo dei felini era di per sé un’opera d’arte.

 

Da compagni di giochi a divinità

 

Se i miniatori del Medioevo hanno raffigurato simpatici mici fra le iniziali colorate delle loro pagine, magari mentre rincorrono un topo o ce l’hanno già fra i denti, i pittori olandesi del secolo d’oro ne hanno fatto uno spettatore discreto di scene intime e quotidiane, oppure lo hanno dipinto come il simpatico compagno di giochi infantili. Alcuni gattini giocherelloni sbucano dalla cassa di uno strumento musicale, oppure si divertono a srotolare gomitoli, perdonati perfino dalla donna più severa, che fila la lana vicino a loro.

 

Ci sono poi i gatti divini degli antichi egizi, rispettati alla stregua delle divinità più potenti, e posti all’ingresso dei templi, e quelli che paiono spiriti del male, minacciosi come perfide streghe. E poi ci sono dipinti di quieta intimità, dove la famiglia è a colazione, e la gatta sorniona porta via dalla cesta i cuccioli appena nati.









Buono a sapersi

Il fascino irresistibile dei gatti non manca mai di catturare l’attenzione: persino quella dei più grandi fotografi. Henri Cartier-Bresson, Jeanloup Sieff e Bettina Rheims sono solo alcuni degli artisti che li hanno immortalati in ambienti domestici e non, nelle loro pose eleganti e feline.

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